martedì 3 giugno 2008

La segnalazione della settimana



Tra le segnalazioni che ci avete inviato abbiamo deciso di pubblicare la riflessione di Mauro Borghesi sul delicato mondo dell'informazione :

"Dice Giuseppe D’Avanzo su Repubblica del 14 maggio 2008:
Che cos' è un "fatto", dunque? Un "fatto" ci indica sempre una verità? O l' apparente evidenza di un "fatto" ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore?
Una domanda interessante a mio modesto avviso, perché viviamo in un tempo in cui l’informazione ci intontisce, ci invade, ci dice tutto ed il contrario di tutto, ottenendo lo stesso effetto del nulla: troppe notizie alla fine sono come nessuna, saper tutto e saper nulla si incontrano.
Senonchè c’è un piccolissimo problema: D’Avanzo dice questa cosa in risposta a Travaglio e al metodo Travaglio, cioè l’esposizione mediatica dei “fatti” nudi e crudi. Io non voglio difendere Travaglio che notoriamente si sa difendere benissimo da solo, ma il suo metodo si, perché se non diciamo i fatti siamo fritti.
Certo, non basta sapere i fatti per conoscere la verità, e non è neppure corretta una esposizione di fatti che allude tendenziosamente ad una certa verità. Su questo sono con D’Avanzo, però che facciamo? Siccome i fatti non indicano sempre una verità, li eliminiamo? Otteniamo un risultato migliore? Non credo.
Quello che serve piuttosto è esercitare il nostro senso critico, esercitare la nostra memoria, esercitare di conseguenza il ragionamento logico e coerente: e tutto questo farlo rigorosamente sui fatti.
1. Esercitare il senso critico non significa criticare tutto e tutti per principio. Significa farsi domande, non quelle che ci vengono messe in testa, ma le nostre. Significa per esempio chiederci con quale criterio su 1000 notizie ne vengono scelte una decina, al massimo, per fare ogni sera un telegiornale. Dove sta scritto che è più importante conoscere l’ultimo botta e risposta tra il ministro x con l’onorevole y, piuttosto che avere aggiornamenti sulle recenti catastrofi naturali in Cina e in Birmania (della quale dopo il terremoto in Cina non si è saputo più niente)? Dove sta scritto che l’ultima parte del telegiornale deve essere un messaggio pubblicitario del programma serale che seguirà, o in alternativa piccanti particolari sulla vita di veline o attrici?
Senso critico significa chiedersi cosa non mi stanno dicendo, e non impantanarsi in quello che ti stanno dicendo. Perché a volte un fatto può servire solo per nasconderne un altro ben più grave, e quindi come dice D’Avanzo, non ci indica la realtà.
2. Esercitare la memoria significa che un buon indicatore affinché un fatto possa aspirare a dirci qualcosa della realtà è quello di collegarlo con altri fatti. Non mi puoi dire oggi una cosa che è il contrario di quello che mi hai detto ieri. Non puoi tradurre la parola “prescrizione” con “assoluzione”. E l’unico modo che io ho per verificare le promesse di chi ho votato è la memoria. Mi devo ricordare di cosa quel candidato premier ha detto 2 o 10 anni fa, e per fare questo devo fare attenzione perché invece l’informazione segue una strana regola mediatica secondo cui conta solo l’oggi, quello che viene detto oggi. L’ultima notizia inonda i cervelli e fa piazza pulita di quelle arrivate prima. E più notizie si avvicendano, più quelli si azzuffano e si denunciano e contro denunciano, più l’emozione, il tifo da stadio, prende il posto del ragionamento perché risulta più difficile trattenere, ricordare e confrontare i fatti.
Per questo apprezzo il metodo Travaglio. Magari posso disapprovare i suoi commenti, i sorrisini, gli applausi del pubblico, ma sul fatto che mi metta in mano notizie che altri cercano di nascondere o mistificare, su questo lo posso solo ringraziare.
3. Esercitare il ragionamento logico significa fare due più due. Sembra un concetto scontato ma non lo è. Rete 4 trasmette da anni abusivamente in casa mia ed Europa 7 non trasmette pur avendo tutto il diritto di farlo. E per questa anomalia i vari governi hanno pensato di far pagare a me la multa di 350 mila € al giorno, decisa dalla Corte di Giustizia Europea. E poi non sarebbe educato dire almeno “vaffanculo”? Se non lo diciamo vuol dire che la logica è andata a farsi benedire. Non sarà molto fine, ma è moralmente doveroso dirlo.
Mi dispiace riesumare un teologo che pensavo sorpassato, morto e sepolto, come san Tommaso d’Aquino, ma evidentemente per certi aspetti il suo pensiero è ancora profetico. Prima di lui una cosa era vera o falsa perché la diceva il papa o il re o la bibbia; dopo di lui nasce il diritto naturale, cioè quel diritto che non deve rendere conto a qualcuno, per quanto importante, ma solo alla natura, cioè alla logica razionale che guida il diritto.
Lui, uomo di Chiesa, per primo disse che la ragione deve seguire la sua strada e la fede non ha nulla da temere da una ragione che procede rettamente. Invece qui mi pare che si preferisca ancora aver tanta “fede” in chi dice “credetemi, seguitemi, io sono il Bene”, piuttosto che sottoporre cotanto “bene” alla prova della ragione. Non a caso sempre più spesso i capi di Stato invocano pubblicamente l’aiuto di Dio e benedicono le folle.
Una volta se eri una persona in gamba potevi aspirare ad avere responsabilità e cariche pubbliche. Questo aveva una logica. Oggi se sei una persona importante con cariche pubbliche, allora sei di conseguenza anche una brava persona. In questo c’è il tradimento della logica.
"

Grazie Mauro
ccc....

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