giovedì 12 novembre 2009

I media stanno male: hanno l'influenza suina!


Puntata di Exit (La7) su influenza suina

Troppo e male si è già detto relativamente all’influenza causata dal ceppo virale H1N1. La dannosa disinformazione ha prodotto i suoi soliti frutti: confusione, annebbiamento mentale, paura e conseguente incapacità di prendere decisioni.
Evitiamo in questa sede approfondimenti scientifici relativi alle caratteristiche dei virus influenzali e concentriamoci sui freddi dati epidemiologici, soffermandoci successivamente su alcuni aspetti utili come spunto di riflessione.

Dati del Ministero Salute su Influenza A/H1N1. (Il punto della situazione al 15 novembre 2009):

1. Sono state vaccinate al 13 novembre circa 150.000 persone

2. Percentuale di vittime in rapporto al totale dei malati di nuova influenza A: 0,0033 %

3. Totale vittime correlate alla nuova influenza A: 53

4. Casi che necessitano di assistenza respiratoria: 167.


Il dato significativo è indicato al punto 2: la percentuale di mortalità è dello: 0,0033 % ed è questa la differenza più importante tra le due patologie, perché l’influenza stagionale manifesta una percentuale di vittime in rapporto agli ammalati nettamente SUPERIORE all’influenza A (pandemica). E’ un dato estremamente significativo questo, pensateci bene: l’influenza A non solo non è più “grave” della stagionale, non solo non è “uguale” ma è nettamente meno rischiosa in termini di mortalità. Già questo dovrebbe bastare per mettere a tacere definitivamente la schizofrenica telecronaca dei decessi giornalieri correlabili all’ H1N1. L’anno scorso in Italia sono decedute circa 8500 persone colpite dall’influenza stagionale, quindi considerando un periodo compreso tra ottobre e marzo significa che i telegiornali dell’epoca avrebbero potuto dare la notizia di circa 45 morti ogni giorno.
C’è bisogno di aggiungere altro? Si.
Purtroppo moriranno altre persone affette dal virus H1N1, lo sappiamo già, è del tutto inutile continuare ad elencare i nomi e la località geografica di appartenenza delle vittime. Ma perché nessuno parla delle vittime dell’influenza stagionale, che pure ci sono?
Perché forse ora l'interesse è concentrato a convincere, con il bombardamento mediatico, più persone possibili alla vaccinazione contro il nuovo virus? Il sospetto è legittimo. Sulla sicurezza della vaccinazione ci sono dei dubbi, confermati anche dalla bassa percentuale di medici che vi hanno aderito (cosa che, per la verità, succede spesso anche con il vaccino per l'influenza stagionale).

Il Governo mette a disposizione dosi di vaccino H1N1, oltre al personale sanitario e dei servizi essenziali, per le principali categorie a rischio (link):
- le donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza
- le persone di età compresa tra più di 6 mesi e i 17 anni con malattie croniche
- i bambini tra i 6 e i 24 mesi nati pretermine
- gli adulti di età inferiore ai 65 anni con malattie croniche
- personale sanitario e dei servizi essenziali

Lo Stato Italiano ha commissionato la fornitura del vaccino contro l'influenza pandemica alla multinazionale svizzera Novartis e il nome commerciale del prodotto è FOCETRIA (caratteristiche del vaccino).
Tralasciando i 'dubbi' espressi dalla Corte dei Conti su questo contratto di fornitura tra il Ministero e la multinazionale svizzera (news 1, news 2, delibera) vogliamo soffermarci sui dubbi sollevati relativamente a due componenti del vaccino, in particolare: lo squalene (presente nell'adiuvante (MF59C.1) e il Thiomersal (eccipiente, ma presente solo nel flaconcino multidose).
Per quanto riguarda entrambi questi composti troverete sia in rete che in letteratura numerosi riferimenti sia positivi che negativi. I dubbi sul Thiomersal, presente nel flaconcino multidose di Focetria in qualità di conservante, sono relativi al fatto che si tratta di una fonte di mercurio e come tale, potenzialmente tossica (LINK1 , LINK 2).
Per quanto riguarda lo Squalene invece, le perplessità sono dovute non alla sostanza in sè, già presente nell’organismo umano in quanto sintetizzata nell’ambito di alcune reazioni metaboliche, ma alla modalità di somministrazione la quale, secondo alcuni, provocherebbe l’attivazione della risposta immunitaria proprio nei confronti di tutto lo squalene circolante nel corpo umano, determinando quindi una risposta autoimmune.
Questa tesi non trova la conferma della maggior parte degli immunologi “ufficiali”, secondo i quali la somministrazione iniettiva di squalene avrebbe si un effetto irritativo transitorio provocante la chemiotassi leucocitaria (l’avvicinamento dei globuli bianchi al sito di inoculo -> da cui l’uso come adiuvante nel vaccino appunto) ma solamente nell’ambito di una risposta aspecifica e transitoria e non autoimmunitaria permanente. Lo squalene quindi ufficialmente si comporterebbe come un semplice “strillone” per attirare più cellule e più in fretta al sito di iniezione.
Anche l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ribadisce che le preoccupazioni sull'ipotesi che lo squalene contenuto nei vaccini possa indurre anticorpi anti-squalene siano infondate (link).
Per i detrattori invece, tra cui molti medici e esperti, l’iniezione intramuscolare di squalene sarebbe alla base addirittura della Sindrome del Golfo (link 1, link 2) e di altre gravi patologie a carico prevalentemente del sistema nervoso.
Ricordiamo che l'uso dello Squalene nei vaccini non è stato ancora approvato negli Stati Uniti, infatti non é presente nella versione americana del vaccino contro l'influenza pandemica (link).

Spiace deludere se qualcuno ancora lo pensava ma appare evidente che la materia medica in tutte le sue varie branche non possa, perlomeno nel 2009, essere considerata una scienza esatta e le risposte dissonanti si moltiplicano anche attorno ad una domanda apparentemente banale come questa: iniettare dello squalene per via intramuscolare fa male o no?
In tutto questo la solita informazione ci fa la sua classica pessima figura pigiando il pedale dell’acceleratore sul sensazionalismo della conta dei morti piuttosto che porsi come punto di snodo ambiverso in modo tale da inoltrare i dubbi e le domande agli esperti e le risposte e le precisazioni ai profani, e non viceversa.





SEGNALAZIONI DALLA RETE sull'argomento:.

1] Tutti i dati ufficiali dal sito Ministero (link)
2] Rete Italiana Sorvegliana Influenza: influnet (sito)
3] Intervista a Wayne Madsen, giornalista investigativo: (LINK)
4] Intervista a Jane Burgermeister, giornalista austriaca che ha denunciato l'OMS e le Nazioni Unite in merito alla diffusione del virus H1N1 e al rilascio del relativo vaccino: (ASCOLTA)
5] Scenari (trasmissione tv) sull'affare influenza A : (GUARDA)
5] L'agenzia del Farmaco sugli effetti avversi del vaccino : (leggi)


mercoledì 21 ottobre 2009

Posti fissi e posti falsi.

L’inaspettata sortita di Giulio Tremonti ha colto in contropiede un po’ tutti, l’elogio del posto di lavoro fisso, da parte di un ministro dell’economia di area di centrodestra appoggiato dagli industriali, è un evento che va analizzato bene alla luce degli scenari attuali e di quelli che si profilano all’orizzonte.
La discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo con la sua fondazione Italia Futura, il rinnovato fermento all’interno del PD(?) , la continua ascesa del gradimento dell’IDV ed il tremendo malumore che sta montando nel mondo della scuola non hanno lasciato indifferente la compagine Berlusconiana, ben lungi dal voler ancora imboccare la via dello smobilitamento generale. Sebbene a tutti, in tutto il mondo, paia evidente che il Berlusconismo abbia già da un pezzo oltrepassato il giro di boa, non si affievolisce la potenza e la malignità delle manovre politiche ingegnate dall’attuale squadra esecutiva.
Quella volpe di Cordero sa bene che in Italia, al momento attuale non esista un altro personaggio che abbia il carisma e la capacità di coagulare attorno a sé lo stesso consenso di Silvio, che è tale da trascendere addirittura i suoi innumerevoli impicci giudiziari.
"Poniamoci una domanda molto semplice: come immaginiamo l'Italia tra 5 anni?" Vogliamo riflettere in piena libertà sul futuro che attende l'Italia di qui a 5 anni, quello che vedremo noi e quello che vivranno i nostri figli", Esordisce Luca e contiunua: 'L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!'.
L’aver varato tale fondazione presentandola come una semplice fucina d’idee e non già un terzo polo politico lo pone, momentaneamente, al riparo da attacchi diretti ma ovviamente ciò non esclude che dagli altri fronti si comincino ad intraprendere le necessarie contromisure. Ed eccoti accontentato Luca: qualcuno inizia a muoversi.
In un periodo di gravi incertezze sul futuro e sul nostro orizzonte lavorativo, in questa lunga e drammatica fase di continua perdita del potere d’acquisto, delle garanzie sul lavoro (a tal proposito basta andare a studiare gli ultimi rinnovi contrattuali di ogni settore per scoprirne delle brutte un po’ ovunque), del valore della pensione e delle rendite sui risparmi, quale altro slogan poteva avere un impatto mediatico migliore di “noi siamo per il posto fisso”?
Probabilmente nessuno.
E questo è uno slogan dalla portata devastante poiché diretto precisamente ai giovani 25-45, ovvero la fascia di coloro che in questo momento rispondono a 2 importanti caratteristiche: 1 la sempre maggior crescente abitudine ad attingere le notizie via web bypassando i canali propagandistici e 2 un’altissima probabilità di essere o di andare incontro ad un impegno lavorativo di tipo precario.
Cosa hanno in comune questi 2 aspetti? E’ presto detto: la maggior parte di coloro che si informano via web ha da tempo capito che la deriva precarizzatrice non potrà essere assolutamente arginata da un esecutivo che scambia occhiolini di continuo con la confindustria, autentico generatore di insicurezza e serbatoio di continue subdole proposte di moderna schiavizzazione del dipendente. L’unica possibile speranza -parliamo sempre di speranza in questo paese, mai di alternativa concreta- sarebbe in un movimento politico più vicino al lavoratore dipendente, meglio apparentato con i sindacati e meno ostaggio del voto degli industriali duri e puri.
Con questa mossa Tremonti e Berlusconi si impongono come i promotori del posto fisso cercando di illuminare con un’illusorio fuoco d’artificio il buio della notte in cui versa il futuro dei giovani, sventolando un vessillo di speranza la cui reale applicazione equivarrebbe alla vincita al superenalotto nei sogni di chi oggi, laureato con 110 e lode lavora 4 ore al giorno senza garanzie, senza qualifiche, senza contributi, senza felicità.
Una sparata dall’effetto di una bomba, che ha scavalcato a sinistra il PD, che ha immediatamente somministrato la prima purga alla fondazione montezemoliana e che ha suscitato l’immediata reazione (vera? Credibile?) di Emma Marcegaglia la quale deve aver ricevuto nella notte non meno di un milione di telefonate che l’hanno costretta al duro comunicato di facciata, comunicato che, in realtà ha un duplice scopo: tranquillizzare quei pochi padroncini che ancora non hanno capito e che per 24 ore hanno sudato freddo, ma soprattutto per illudere il fesso popolino che: “Oh, ma se la Marcegaglia si è incacchiata, vuol dire che questi fanno sul serio! W il posto fisso, w Tremonti!”
Non ascoltare le sirene Ulisse, la tua Odissea continua, e ricordati che l’unico posto fisso è quello da onorevole.

mercoledì 14 ottobre 2009

I miglioristi. Questi sconosciuti

All'interno del PCI
nacque una corrente politica chiamata migliorismo. Nata con l'idea di contrastare il capitalismo con metodi meno conflittuali, rispetto all'impronta del classica e a volte anacronistica del PCI, questo movimento si avvicina ben presto alle aree più "moderate" della sinistra italiana ed in particolar modo al PSI di Bettino Craxi.

Questa corrente contrastò da subito la linea politica di Berlinguer contestandogli soprattutto la dura posizione ideologica del leader del PCI nei confronti della linea politica di certa classe dirigente che sfociò con la campagna sulla Questione morale, incentrata sulla moralità in politica e contraria specialmente al Psi e Bettino Craxi. I miglioristi dunque furono gli interlocutori privilegiati di Craxi, prima e dopo la sua azione di governo, e probabilmente Bettino stesso se ne servì per contrastare l'azione di Berlinguer all'interno del PCI.

I legami con i socialisti Craxiani possono spiegarci alcune cose:

Innanzitutto perché durante Tangentopoli la maggior parte degli esponenti miglioristi del PDS (essendoci stata la cd "svolta della bolognina" che nel 1991 trasformò appunto il PCI in PDS) prima criticarono la scelta di Achille Occhetto di appoggiare la magistratura che indagava sulle magagne e i grossi giri di tangenti all'interno della politica (già si parlava di giustizialisti) e soprattutto tra i maggiori esponenti del PDS milanesi ci furono indagati e condannati nell'ambito dell'inchiesta di "Mani Pulite" (link di approfondimento).

La corrente migliorista è stata guidata a metà degli anni '80 dall'attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, lo stesso che presiedette, nel 1995, l'improduttiva Commissione speciale per il riordino televisivo -link (Sulla questione del "baratto" tra PCI e Berlusconi vedi il nostro post precedente "il conflitto degli interessati").

Altro tassello importante, che lascia perlomeno dei grossi dubbi sul ruolo che ha avuto questa corrente migliorista nelle recente storia d'Italia fino ai giorni nostri, è il giornale Il Moderno. Questa appunto era la rivista del movimento ma sapete da chi era finanziata? Aprite bene gli occhi: da Silvio Berlusconi e da Salvatore Ligresti! link

Attualmente tra gli esponenti di "opposizione" ci sono dunque alcuni miglioristi o filo-miglioristi che hanno fatto strada e continuano ad occupare posti di potere, ed hanno sempre una visione pacata del concetto di opposizione nei confronti di Berlusconi. Oltre al Presidente Napolitano c'è infatti Piero Fassino, inoltre il giornale di Polito "Il Riformista" è considerato vicino a quest'area che a sua volta è molto vicino all'area D'Alemiana.

In fatto di liaison con l'area Berlusconiana é utile ricordare che furono miglioristi anche Sandro Bondi (proprio lui che ora odia i comunisti) e Lodovico Festa (che dirigeva il Moderno).

Se per 15 anni l'opposizione non ha fatto niente di concreto per contrastare questa deriva e anzi sembra quasi l'assicurazione sulla vita (politica) di Mister B. ci potrà essere qualche collegamento con questo movimento e con la sua evoluzione?




....

martedì 13 ottobre 2009

INPS: Assegnazione di caselle di Posta Elettronica Certificata (PEC) ai cittadini



Pubblichiamo integralmente la comunicazione relativa all'introduzione della PEC da parte dell'INPS. Si tratta di una novità importante benchè le modalità di attuazione appaiano un pò troppo farraginose.


OGGETTO:
Assegnazione di caselle di Posta Elettronica Certificata (PEC) ai cittadini

Com’è noto, con la circolare n. 72 del 26 giugno 2009 “Disciplina degli strumenti di comunicazione con l’utenza”, è stata dettata una prima regolamentazione per l’utilizzo delle nuove tecnologie multicanale al fine di semplificare le modalità di interazione con l’utenza e promuovere l’uso della posta elettronica quale canale privilegiato di contatto fra i cittadini e le strutture periferiche dell’Istituto.
A tal fine, sono state istituite per le Direzioni Regionali, Provinciali, Subprovinciali e per le Agenzie, apposite caselle di posta elettronica standardizzate per processo/funzione, da utilizzarsi sempre, in sostituzione di quelle personali nei rapporti con l’utenza; unitamente a tali caselle di posta elettronica sono stati pubblicati sul sito internet dell’Istituto anche gli indirizzi di Posta Elettronica Certificata (di seguito PEC) delle strutture INPS, già attivati da marzo 2007.

La PEC è uno strumento che permette di dare ad un messaggio di posta elettronica lo stesso valore di una raccomandata con avviso di ricevimento.
Grazie alla PEC l’interazione tra i cittadini, le istituzioni e le imprese diventa più agevole. Con il nuovo strumento:
· è l’informazione che si muove e raggiunge il cittadino, non viceversa
· la Pubblica Amministrazione ha il dovere di rispondere al cittadino in tempi certi, utilizzando a sua volta esclusivamente la PEC.

In attuazione del comma 5 dell'articolo 16-bis, del Decreto Legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito in Legge 29 gennaio 2009, n. 2, in base al quale
· ai cittadini che ne fanno richiesta è attribuita una casella di posta elettronica certificata
· l'utilizzo della posta elettronica certificata avviene ai sensi degli articoli 6 e 48 del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005, con effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione per mezzo della posta.
l’INPS, dando seguito al protocollo d’intesa stipulato in data 30/09/2009 con il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, provvede ad assegnare ai cittadini che ne faranno richiesta un indirizzo PEC.
Le modalità di richiesta/attivazione della casella PEC, da parte del Cittadino, sono specificate nel DPCM del 6 maggio 2009, ossia il cittadino può effettuare la richiesta on-line tramite il sito dell’INPS e dovrà successivamente recarsi in sede per il riconoscimento.
Il riconoscimento in sede verrà effettuato dagli stessi operatori che attualmente rilasciano il PIN (messaggio hermes n.ro 593 del 04/10/2001 della 0040 D.C.S.I.T.) e la procedura di richiesta/attivazione della casella PEC è presente all’interno della stessa utilizzata per il Rilascio del PIN.
I passi operativi cui bisognerà attenersi sono i seguenti:
· accesso alla intranet INPS (http://intranet.inps)
· nel menu Servizi, scegliere Gestione e assistenza sui servizi Internet
· nel riquadro “Gestione PIN per i servizi internet” attivare la procedura Assegnazione PIN per utenti Internet
· accedere alla nuova funzioneAttivazione casella PEC

La richiesta/attivazione della casella PEC è subordinata ad alcuni prerequisiti:
i. cittadino italiano e residente in Italia
ii. essere maggiorenne
iii. essere in possesso del Pin per l'accesso ai Servizi OnLine del Cittadino sul portale dell'Istituto
iv. riconoscimento "de visu" del cittadino da parte della struttura territoriale INPS, come previsto dal DPCM 6 maggio 2009

I flussi operativi cui dovrà attenersi il personale delle sedi, per la richiesta/attivazione della casella PEC sono i 4 sotto riportati e fanno riferimento, ove necessario, all’uso della funzione “Attivazione casella PEC” nella procedura sopra citata:

A) il Cittadino effettua la richiesta sul portale dell'INPS ed è stato già riconosciuto in sede all’atto del Rilascio del PIN.
La creazione della Casella PEC avviene automaticamente dopo la richiesta. In questo caso il flusso non coinvolge direttamente la sede INPS, in quanto il riconoscimento “de visu”, previsto dal DPCM 6 maggio 2009, è già stato effettuato all’atto del Rilascio del PIN per i servizi OnLine del portale INPS.

B) il Cittadino effettua la richiesta sul portale dell'INPS e si reca presso la sede INPS per il riconoscimento.
In questo caso il personale di sede dovrà operare nel seguente modo:
1. richiedere il modulo firmato, rilasciato dall'applicazione all'atto della richiesta; tale modulo potrà essere stato prestampato dal cittadino al completamento della richiesta on-line, ovvero l’operatore provvederà a stamparlo per conto del cittadino nel caso ne fosse sprovvisto;
2. ricercare e visualizzare tramite la procedura la richiesta effettuata onLine dal Cittadino, inserendo il codice fiscale, verificandolo con la tessera sanitaria in possesso del Cittadino, e con il codice richiesta presente sul modulo di cui al punto 1;
3. verificare che il documento di riconoscimento presentato dal Cittadino coincida con quello immesso all'atto dalla richiesta; se tale documento fosse scaduto e/o il Cittadino presenti un altro documento di riconoscimento valido, inserire gli estremi del nuovo documento di riconoscimento nella richiesta, sostituendo quelli già presenti;
4. effettuare fotocopia del tesserino del codice fiscale e del documento di riconoscimento, mettendoli agli atti insieme al modulo firmato di cui al punto 1;
5. eventualmente acquisire elettronicamente i documenti presentati e allegarli alla richiesta;
6. confermare l'attivazione della casella PEC, se soddisfatti i prerequisiti di cui sopra. Nota: non è necessario verificare il prerequisito iii. (il possesso del Pin), in quanto in questo caso il Cittadino è già in possesso del Pin, avendo effettuato la richiesta tramite i Servizi OnLine del Portale INPS.

C) il Cittadino si reca in sede per la contestuale richiesta e attivazione della casella PEC
In questo caso il personale di Sede dovrà operare nel seguente modo:
1. verificare, tramite i documenti di riconoscimento i prerequisiti i. e ii. precedenti;
2. verificare il possesso del Pin da parte del Cittadino.
Se in possesso del PIN
a. tramite l'applicazione, compilare la richiesta per conto del Cittadino;
b. stampare il modulo e farlo sottoscrivere al Cittadino;
c. eseguire i punti 2., 4., 5. e 6. del flusso precedente A).
Se NON in possesso
d. effettuare il Rilascio del PIN, tramite l'apposita procedura;
e. effettuare copia del tesserino del codice fiscale e del documento di riconoscimento, mettendoli agli atti;
f. compilare la domanda di richiesta della casella PEC seguendo il flusso sopra riportato “Se in possesso del PIN”, oppure invitare il Cittadino ad effettuare la richiesta tramite i Servizi OnLine del Portale INPS, informandolo che non dovrà recarsi presso una sede INPS per l'attivazione della casella PEC, in quanto questa verrà attivata automaticamente dopo la richiesta on-line, essendo già avvenuto il riconoscimento.

D) il Cittadino si reca in sede per la sola Richiesta del PIN
1. prospettare al Cittadino la possibilità di avere anche una casella PEC e le modalità di richiesta della medesima (si veda flusso C)).


A tale proposito è opportuno ricordare che, come già specificato nella citata Circolare n.72 del 26 maggio 2009, i responsabili delle strutture sono tenuti alla tempestiva lettura dei messaggi PEC ed in ogni caso a garantire giornalmente la presa visione di tali messaggi.

Il sistema PEC provvede comunque a notificare la ricezione del nuovo messaggio al Direttore della struttura e ai Responsabili dei Processi ogni 24 ore, fin quando lo stesso non sarà letto.

La notifica ai Responsabili dei Processi, in caso di mancata lettura da parte del Direttore entro le 24 ore, avverrà indipendentemente dal fatto che questi ultimi siano stati o meno delegati all'accesso alla casella PEC.

Infine, sempre allo scopo di consentire il monitoraggio e il presidio della suddetta casella, si ricorda che il messaggio di posta certificata viene automaticamente protocollato in entrata presso l’Area Omogenea Organizzativa di riferimento, con voce di titolario 800.020-Posta Elettronica Certificata, per cui si rende necessario monitorare giornalmente l'arrivo di documentazione tramite il protocollo informatico e/o GDP, nonché assegnare al messaggio la corretta voce di titolario e/o il referente/processo di competenza.

sabato 10 ottobre 2009

Consulenti e giudici ..ehm.. avvocati

Video caricato da TrarcoMavaglio

Che a 73 anni sia diventato ormai un generatore automatico di autoproclami ormai è palese e risaputo, ma ogni tanto, vista appunto l'età, anche la macchinetta autogenerante di minchiate che è in lui si inceppa e va in tilt.
Infatti il cocorito pescafoglietti tra gli innumerevoli pizzini delle "balle adatte ad ogni occasione" ne ha beccato uno dalla cassetta sbagliata, quella più polverosa, con scritto su "verità da non dire".
Risultato: quello che in gergo chiamiamo "lapsus freudiano". Infatti quell'uccellaccio del malaugurio comunista ha tirato fuori quel maledetto pizzino che recita "ho speso 200 milioni tra consulenti e GIUDICI".
Chissà magari ci potrebbe essere qualche collegamento con i soldi ricevuti dal giudice Metta via Previti (link) da un conto estero risalente a chissà chi? Qualche malalingua potrebbe addirittura collegare che il corruttore del già giudicato corrotto in primo grado David Mills (link), sia qualcuno che gli ha dato una lauta somma per testiminiare il falso?

Accortosi subito dell'errore, e sostituito il distratto cocorito giustizialista, ha provato subito a rifarsi dicendo che si riferiva agli avvocati. Da questa affermazione si desume subito che è tornato il raccontafrottole che conosciamo soprattutto perchè caro Silviuccio i tuoi avvocati da anni ormai siamo NOI a pagarli da anni con un lauto stipendio mensile.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare (non Previti)...almeno ringraziaci





SEGNALAZIONI DALLA RETE sull'argomento:
.

1] Il lapsus di Dell'Utri da Santoro nel 1999 (video)
2]
Servizio della Tv Francese sul Lodo Mondadori (video)
3] Mondadori, le tappe della vicenda giudiziaria
(leggi)
4]
Rodotà sul risarcimento di 750 milioni di euro alla CIR (video)

venerdì 18 settembre 2009

Coltan, la sabbia nera: quante vite costano i nostri telefoni cellulari?


Vi inoltriamo una mail che vi farà riflettere sul Coltran (vi chiederete cosa è e a cosa serve) leggete qua sotto:

Pensate ai vostri regali, pensate a quante volte dei genitori per far felici e rendere più moderni i loro figli gli hanno regalato telefoni cellulari e video giochi di ultima generazione.
Ma qualcuno si è mai fermato a pensare a quanto costa realmente quell’oggetto così normale oggi per noi? Non in termini di denaro, ma in termini di vite umane e distruzione.
Uno dei componenti fondamentali di tutti i nostri telefoni, video camere, video giochi è un conduttore chiamato Coltan.

Che cos’è il Coltan?

Molti pensano che molte guerre Africane siano la causa di conflitti tribali, ma non è così.
Quasi nessuno lo sa, ma questo minerale è la causa principale della guerra che dal 1998 ha ucciso più di 4 milioni di persone in Congo ed è oggi, uno dei componenti fondamentali dei nostri cellulari, un metallo più prezioso dei diamanti.
Il coltan è la combinazione tra COLOMIBTE e TANTALITE la percentuale di quest’ultima
appunto è quella che determina il prezzo del Coltan, dal Coltan si estrae la Tantalite, che è quello che serve nei nostri componenti tecnologici.
Il coltan ha l’aspetto di sabbia nera e rappresenta un elemento fondamentale in video camere, telefonini e in tutti gli apparecchi HI TEC (come la playstation) serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione e rendono possibile un notevole risparmio energetico.
Ma come si lega il problema della guerra al coltan?
L’ 80 % del Coltan in circolazione si trova solo in Congo, alcune delle più grosse multinazionali sfruttano queste miniere ed i congolesi che vengono pagati 200 dollari al mese (la paga di un normale lavoratore in Congo è di 10 dollari al mese).
Questo scatena una vera e propria corsa alle miniere da parte dei guerriglieri che se ne vorrebbero impadronire, non solo dal Congo ma anche dalla vicina Uganda e Rwuanda.
Ma come è facile prevedere estrarre questo prezioso minerale ha i suoi effetti indesiderati, solo per i minatori ovviamente.
Il coltan contiene una parte di uranio, quindi è radioattivo, provoca tumori e impotenza sessuale, viene estratto dai minatori a mani nude…
Le miniere di Coltan hanno l’aspetto di grandi cave di pietra, il minerale si ottiene spaccando la roccia; spesso i guerriglieri del RDC (Rassemblement Congolaise pour la Democrazie) si divertono a terrorizzare i civili ed i minatori uccidendoli nelle miniere,tanto che racconta un ragazzo i lavoratori hanno dovuto scavare delle buche in cui ripararsi ogni volta che arrivano i ribelli.
Qualche anno fa in Italia la gente impazziva per trovare nei negozi la Playstation 2, diventata introvabile, il motivo fu proprio la carenza del Coltan di cui si era fermata l’estrazione per i problemi legati alla guerra.
I soldi che le multinazionali spendono per estrarre il Coltan come sempre non servono per alimentare la popolazione, costruire scuole o ospedali, tutt’altro, servono a finanziare la guerra, comprare Armi, dar da mangiare ai soldati.
Pochi sanno quali sono esattamente le società che comprano il Coltan, non è facile scoprirlo, perché ci sono decine di intermediari che passano dall’Europa, in particolare dal Belgio (si sospetta che anche l’ex compagnia aerea di bandiera belga la “Sabena” trasportasse illegalmente il minerale).
Ma i principali fautori di questo che sta diventando un genocidio sono Nokia, Eriksson e Sony,
non basta ma sotto c’è anche un mercato nero del coltan che viene rubato dai guerriglieri e poi rivenduto attraverso altri mediatori ugandesi, rwuandesi, e spesso europei ed americani.
Come detto precedentemente il prezzo del Coltan varia a seconda della percentuale di Tantalite, nel 1998 il Coltan costava 2 dollari al kg, oggi ne costa 100, ma questo mercato è estremamente instabile ,perché nel 2004 quando la richieste da parte dell’occidente erano tantissime arrivò a costare 600 dollari al kg.
Recentemente è stato scoperto un nuovo giacimento di Coltan, in Amazzonia, si comincerà a lavorare presto con le conseguenze che tutti possono prevedere, forse altre storie di ribellione degli Indios e morte.
Da piccolo mi venne insegnato che la risoluzione della guerra è sempre la PACE
, temo che in questo caso se nulla cambierà, la fine della guerra del Congo, si otterrà solo con la fine delle sue risorse minerarie,
e guerra e distruzione si concentreranno in un altro.....
.... meraviglioso posto…..da distruggere.

Angelo Calianno

Informazioni e foto : www.congo.it ; www.indicuis.it; www.unimondo.org; www.cellular-news.com

venerdì 11 settembre 2009

Vergogna: Rimossa la targa di Peppino Impastato



La cultura dell'intolleranza conquista ogni giorno terreno, nell'indifferenza pressochè assoluta dei mezzi di "informazione". Se la tv in Italia è stato il mezzo mediante il quale si è creato una sorta di unità, seppur fittizia, del Paese, ora in modo subdolo sta disintegrando il tessuto sociale esaltando modelli di riferimento che hanno come solo ed unico interesse quello di distogliere l'attenzione dalla realtà e di non dire cose sgradite alla classe dirigente trasversale.
E di oggi la notizia del sindaco leghista di Ponteranica e della sua brillante idea di rimuovere la targa che intitolava la bibblioteca del proprio paese a Peppino impastato un eroe italiano della lotta contro la mafia, per ovvii motivi al grande pubblico di massa sconiosciuto.
In uno Paese normale una persona al solo pensiero di voler cancellare la memoria di un eroe sarebbe stato preso a calci nel culo. Ma qua, si sa siamo in italia, tutto è lecito soprattutto se tende a fare esaltare chi si nutre di razzismo di intolleranza.
I modelli di riferimento per i giovani come Saviano sono costretti a fuggire all'estero sotto scorta, gli eroi come Peppino Impastato vengono sostituiti da stallieri alla Mangano...e poi ci meravigliamo se ne viene cancellata la memoria in una bibblioteca.
Ci uniamo virtualmente per affiggere la targa di Peppino Impastato nel Web... e ringraziamo gli amici che in nottata sono intervenuti per far capire al sindaco di Ponteranica che non tutti sono d'accordo con la sua decisione.

lunedì 20 luglio 2009

Il conflitto degli interessati

Video caricato da TrarcoMavaglio

Il raggiungimento dell’attuale potenza mediatica di Berlusconi è stato agevolato anche dall’appoggio politico, volontario e consenziente, dei “comunisti”.

Quello che potrebbe sembrare un controsenso o un errore concettuale è in realtà ciò che più comunemente viene chiamato baratto. Quando ancora Silvio non programmava di entrare in politica da protagonista, imbastiva floridi rapporti con gli attuali odiati sinistroidi al fine di favorire il successo del suo progetto televisivo.

La pietra miliare è collocata nel 1984: Craxi, con un decreto legge permette alle televisioni di Silvio Berlusconi di continuare la loro attività, aggirando il divieto per le tv locali di trasmettere a livello nazionale. Altro dato cruciale: in quello stesso anno Walter Veltroni è responsabile Comunicazioni di massa del PCI. Attenzione a questo passaggio: il PCI al momento dell’introduzione di tale decreto pro-Silvio si stracciò le vesti ma quando poco tempo dopo, nel febbraio 1985, ci fu la conversione in legge di tale decreto, il PCI garantì il numero legale rinunciando all’ostruzionismo nonostante la scadenza del decreto a poche ore dalla discussione parlamentare.

Perchè? Quale fu il motivo che ammansì a tal punto le posizioni dell’ala rossa? Il Baratto.

Quello che può essere definito lo stadio primordiale del conflitto di interessi era già in atto: le discussioni politiche circa le conseguenze e le opportunità che tale decreto prefigurava fecero venire l’acquolina in bocca al PCI che già pregustava il sapore della proprietà tematica di un canale televisivo a diffusione nazionale, il canale di Rai3.

Silvio fu lasciato libero di ammorbare l’etere con la sua ipnotica filosofia tutt’ora in imperioso e subdolo vigore mentre il PCI occupò la terza frequenza nazionale.

Da quel momento i rapporti tra Silvio e i delegati alle tematiche della comunicazione della sinistra diventarono fitti ed improntati al reciproco rispetto, ma tale rapporto e tale rispetto cominciarono fin da subito ad essere sbilanciati pericolosamente a vantaggio di fininvest.

Il delegato della sinistra era Veltroni e gli archivi testimoniano delle sue prese di posizione quando in favore, quando addirittura in ammirato elogio, di Berlusconi.

Nel 1988 comincia la discussione per il riordino dell’assetto televisivo che culminerà con la promulgazione della legge Mammì del 1990 e resta agli atti un’audizione alla Commissione cultura alla Camera durante la quale Veltroni si rivolge a Berlusconi in questi termini: «Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima. Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a "inventare" un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera».

Segue immediatamente la promulgazione della legge Mammì ma il radioso percorso delle televisioni di Silvio continua ad essere facilitato da tutte le altre decisioni adottate praticamente da allora fino ad oggi, sia che al governo ci fosse la sinistra sia che al governo ci fosse, finalmente, a partire dal 1994, lui stesso. Ecco che il cosiddetto conflitto altro non è che un banchetto in cui gli interessati gozzovigliano e cianciano senza che ci si possa più raccapezzare tra chi sia a favore e chi contro (a favore di cosa? contro chi?).

In questo quadro nemmeno la vittoria dell’Ulivo del ‘96 preoccupa minimamente Berlusconi circa il futuro del suo impero mediatico e infatti le leggi Maccanico, i referendum del ‘95 e le più recenti sentenze politiche (in spregio di quelle giuridiche) sul caso Europa 7 gli danno pienamente ragione.

Anche quando Fininvest, a cavallo tra gli anni '90 e 2000, attraversa una grave crisi finanziaria D’Alema ne agevola il traghettamento in Borsa, che concederà ossigeno prezioso all’azienda del biscione, sotto gli occhi vigili dell’allora Presidente della Commissione speciale per il riordino del sistema radiotelevisivo, Giorgio Napolitano.

Ecco uno spunto molto interessante di un articolo di quegli anni, precisamente del 1994 di Repubblica in cui Fedele Confalonieri parla del possibile conflitto d’interessi.

(...) Negli uffici Fininvest si parla comunque sempre meno di "blind trust" (una "fondazione autonoma" cui affidare la gestione di Fininvest per evitare conflitti d'interesse) e di vendite di pezzi Fininvest, ma si guarda molto alla Borsa e si discute d'un possibile "garante esterno" della correttezza dei rapporti tra il Berlusconi presidente del Consiglio e il Berlusconi imprenditore. Cosa succederà davvero? Confalonieri fa il generico: "Noi manager Fininvest abbiamo il dovere di preservare e fare crescere questa società. Tra qualche anno, forse*, finita l'esperienza politica, Berlusconi tornerà a fare l'imprenditore. E dovrà ritrovare il suo gruppo, dovranno ritrovarlo in perfetta efficienza i suoi familiari..."(...) " (link di tutto l’articolo)

(*Peccato che quel “forse” pronunciato 15 anni fa da Confalonieri sia oggi diventato soltanto un “magari” da sospirare un po’ sconfortati)

L'odierna parte politica avversa a Silvio non è scevra da responsabilità storiche per ciò che concerne l'attuale situazione del conflitto d'interessi; come può dunque combatterlo chi ha contribuito a crearlo e chi, nei modi in cui spiega De Lucia, ne ha addirittura beneficiato ?

L’approfondito lavoro di De Lucia fa luce su questi rapporti interessati che hanno fatto la recente storia della comunicazione e della politica in Italia, rapporti interessati che di conflittuale, come si può notare, hanno ben poco.






SEGNALAZIONI DALLA RETE sull'argomento:
.

1] Quando Berlusca finanziava i comunisti (video)
2]
Lo scandalo Europa7 (video)
3]
Violante confessa l'inciucio alla Camera (video)
4]
Alexander Stille su conflitto interessi (video)

domenica 19 luglio 2009

Strage di Stato... non solo di mafia


Video caricato da TrarcoMavaglio


"Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo.
"

Nel giorno della ricorrenza della strage di via D'Amelio pubblichiamo l'iniziativa di Salvatore Borsellino fratello di Paolo:

Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina. Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.

Per il 19 luglio di quest'anno, sarà una domenica, come 17 anni fa, insieme alle redazioni di www.19luglio1992.com e di ANTIMAFIADuemila e a tanti altri amici e compagni di lotta stiamo organizzando, al posto delle solite commemorazioni, una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che sia fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso di questi anni hanno sempre dato il meglio di se' affinche questo diritto di tutti noi fosse tradotto in fatti.
Vogliamo così quest'anno evitare che, come più volte è successo nel passato, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivino in via D'Amelio a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo sia veramente morto. Vogliamo impedire che si celebrino riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.
Se lo faranno grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il "loro" eroe.
Spero che saremo in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D'Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli "intoccabili", i mandanti di quelle stragi.
Da Via D'Amelio, con quell'agenda in mano, andremo al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di una mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.
Vi chiedo di dedicare un giorno della nostra vita a Paolo e i suoi ragazzi che hanno sacrificato la loro vita per noi.
Sarà il giorno di inizio della nostra RESISTENZA,
Una RESISTENZA che sarà fatta di azioni e non solo di parole,
Una RESISTENZA che ci farà riappropriare del nostro paese e del nostro futuro


Salvatore Borsellino





SEGNALAZIONI DALLA RETE sull'argomento:
.

1]
Paolo Borsellino sulla responsabilità politica (video)
2]
Nicola Mancino smentisce ogni accusa (video)
3]
Brusca: "Riina mi disse il nome del terminale politico della trattativa" (video)
4] Borsellino
che parla di Dell'Utri e Mangano (video)

martedì 14 luglio 2009

Il PD limited edition


Il Partito democratico è veramente democratico?
Dalla vicenda Grillo sembrerebbe più un partito a democraticità limitatà... un PD limited edition.
Tralasciando i cavilli autoburocratici del PD, le varie residenze, i giorni esatti a partire dalla seconda settimana di ovulazione del 4 comma dell'articolo soppresso ma reintegrato all'occorrenza, le commissioni e i comitati, ecc ecc... qua la vicenda appare molto chiara e piuttosto patetica:
C'è un personaggio molto conosciuto e molto seguito in rete che spiazza tutti e che decide di fare politica passando dalla protesta esterna all'interno del sistema candidandosi alle segreteria del maggior partito d'opposizione e presentando un suo progetto politico (tra l'altro per ora l'unico presentato): Il Parlamento pulito, la legge sul conflitto d'interessi, l'acqua pubblica, il no al nucleare e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il massimo di due legislature per i parlamentari, wi-fi gratuito, l'informazione libera, con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico.
In un paese normale sarebbe ben accetto ma in Italia la nomenclatura del partito democratico (o a democraticità limitatà), anziché valutare la possibilità di crescita numerica e l'innovazione che i progetti presentati da Grillo potrebbero portare al partito cosa fa? Fa scudo terrorizzata tentando in tutti i modi di non farlo iscrivere e di denigrarlo senza neanche prendere in considerazione quello che dovrebbe interessargli, ossia il progetto ed eventualmente criticare quest'ultimo nel merito.

Sono obbligatorie alcune riflessioni:
Se la candidatura di Grillo è ridicola perchè i politicanti del Pd non l'hanno accettata? prenderebbero due piccioni con una fava... eliminerebbero il "problema" Grillo (che ha sempre criticato aspramente questi vertici e, su di LORO si, ha "sputato veleno" come dice la Melandri) e acquisterebbero più consenso in quanto vincitori sul "populismo grilliano".

Se il partito è aperto a tutti quelli che vogliono iscriversi e gli elettori del partito stesso decidono chi e come dovrà rappresentarli... cosa è questa commissione di garanzia che decide l'idoneità o meno di un iscritto al partito ed in base a che cosa decide? dove sta la democraticità di un partito se i vertici filtrano i possibili concorrenti? con questi metodi autoreferenziali persino nel partito democratico statunitense Obama sarebbe stato fatto fuori dalle lobbies interne...

Questa commissione di garanzia (garanzia della casta?????) ha obiettato che chi si candida alla guida del PD deve condividere le idee e i progetti del partito...ma quali sono le idee se non quelle che dettano gli elettori che si vedono rappresentati in quel partito e che lo votano? e quali sono i progetti se non quelli che l'eventuale candidato presenta agli elettori che hanno appunto il potere di approvarli o meno con la preferenza?
Non penso che se si candidassero, per esempio, un Sandro Bondi o un Umberto Bossi alla guida del PD avrebbero grosse possibilità di essere eletti segretari, perché gli elettori delle primarie semplicemente non li voterebbero... perché con Grillo invece sono sorti questi problemi?

E palese buona parte dei vertici del PD fanno parte di quella casta autoreferenziale trasversale che prende da sempre le decisioni e che si spartisce i ruoli all'interno della stessa. Hanno bisogno del consenso degli elettori solo in campagna elettorale e quando si devono mettere in gioco contro uno che infrange i loro schemini preconfezionati vanno in panico e mettono in pratica quel filtro (la LORO garanzia) che rappresenta il limite alla vera democraticità del partito stesso.

Se i dirigenti del PD andassero nelle piazze e fra la gente comune capirebbero perché i consensi sono in caduta libera e perché ci sono sempre più ex elettori PDini che, proprio a causa di quella classe dirigente, "si riconoscono e si ispirano ad un movimento politico ostile".
Questo è un PD limited edition destinato a dissolversi in poco tempo. Gli elettori stessi del PD sono il più pericoloso nemico dei dirigenti del PD... e se uno teme il giudizio dei propri elettori è destinato politicamente a morte certa.